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Il Viminale e l’intelligenza artificiale: contratti opachi, garanzie assenti, lavoratori esposti

di Nicola Rossiello

Il Ministero dell’Interno utilizzerebbe da anni sistemi di intelligenza artificiale per il riconoscimento facciale, l’analisi predittiva e il monitoraggio di massa. Lo farebbe senza adeguata trasparenza verso il Parlamento, senza il coinvolgimento del Garante della privacy, e senza che i lavoratori delle Forze di polizia siano stati minimamente informati o consultati. Le garanzie formali introdotte dalla legge ci sono.

1. Cosa c’è in gioco

Negli ultimi anni il Ministero dell’Interno avrebbe acquisito, sperimentato e messo in esercizio una serie di sistemi basati su intelligenza artificiale. Il più noto è SARI – Sistema Automatico di Riconoscimento delle Immagini – utilizzato dalla Polizia Scientifica per il confronto di immagini con banche dati biometriche. Poi ci sarebbe il CRAIM, il Centro di ricerca per l’analisi delle informazioni multimediali della Polizia di Stato, operativo dal 2015 nella caserma di Castro Pretorio, che include tra le sue attività il riconoscimento facciale su immagini tratte dai social network. E ci sarebbe, da ultimo, il dossier stadi: con una nota congiunta Viminale-Ministero dello Sport del 27 gennaio 2026, il governo ha confermato che il riconoscimento facciale sarà introdotto negli stadi italiani in vista di Euro 2032.

Questi sistemi hanno qualcosa in comune: sono stati acquistati, sperimentati e talvolta abbandonati nel silenzio. Senza trasparenza sui contratti. Senza confronto con le organizzazioni sindacali. Senza che i lavoratori delle Forze di polizia – quelli che questi sistemi li usano ogni giorno – siano stati parte di alcuna decisione.

2. Le garanzie che la legge prevede

Esiste un quadro normativo articolato che impone obblighi precisi alle amministrazioni pubbliche che adottano sistemi di AI. Vale la pena elencarlo, perché il confronto con la realtà è istruttivo.

Il D.Lgs. 36/2023 (Codice dei contratti pubblici) – l’art. 30 ammette il ricorso a soluzioni automatizzate, AI inclusa, ma impone: trasparenza e comprensibilità dell’utilizzo; supervisione umana obbligatoria (le decisioni algoritmiche non possono essere esclusive); conoscibilità delle logiche di funzionamento dei sistemi, con obbligo di rendere disponibili codice sorgente e documentazione tecnica.

La Legge 132/2025 – prima legge italiana specificamente dedicata all’AI nella pubblica amministrazione, entrata in vigore il 23 settembre 2025. Introduce garanzie di tracciabilità dei processi, responsabilità umana e centralità della decisione affidata a una persona fisica. Individua AgID e ACN come autorità nazionali per l’AI. L’Italia è stata, sul piano formale, il primo paese europeo a dotarsi di una disciplina organica su questo tema.

L’AI Act europeo (Regolamento UE 2024/1689) – in vigore dal 12 luglio 2024, applicazione piena per i sistemi ad alto rischio dal 2 agosto 2026. Classifica come ad alto rischio i sistemi di riconoscimento facciale in ambito di law enforcement e i sistemi di profilazione e analisi del rischio usati nei procedimenti di sicurezza pubblica. Per questi sistemi: utilizzo consentito solo su autorizzazione dell’autorità giudiziaria o amministrativa, salvo casi di identificazione iniziale basata su fatti oggettivi direttamente connessi al reato.

Il Codice dei contratti e le clausole specifiche per l’AI – quando l’oggetto dell’affidamento è l’acquisizione di un sistema di AI, la stazione appaltante è tenuta a richiedere all’operatore economico garanzie specifiche nei documenti di gara. Non è facoltativo: è un obbligo.

Su carta, quindi, il sistema di garanzie è solido. Il punto è che il Viminale sembra averlo letto come un documento di buone intenzioni, non come un vincolo.

3. Il pattern dell’opacità

L’inchiesta condotta da IrpiMedia – una delle poche fonti che ha provato a fare luce su questi contratti – ha documentato un comportamento sistematico: il Ministero dell’Interno risponde alle richieste di accesso agli atti generalizzato (FOIA) escludendo le statistiche sull’efficacia dei sistemi di riconoscimento facciale. Motivazione ufficiale: comprometterebbero le indagini in corso. Si tratta però di dati aggregati, che per definizione non possono riguardare singole indagini. Il rifiuto non reggerebbe sul piano logico; regge invece come strategia finalizzata a mantenere riserbo.

Sul CRAIM, il Viminale non avrebbe mai chiarito al Garante della privacy se e come verrebbero utilizzate le tecnologie di riconoscimento facciale sulle immagini dei social network, né quale banca dati di soggetti attenzionati vengano utilizzate come termine di confronto. E questo nonostante il Garante abbia già stabilito – in precedenti provvedimenti su SARI – che il riconoscimento facciale da immagini social può trasformarsi in sorveglianza di massa se privo dei dovuti controlli.

Non sarebbe un incidente isolato: il Ministero ha avviato nel 2020 un bando di gara per individuare il miglior sistema di riconoscimento facciale da utilizzare in tempo reale sui migranti usando fondi europei per la sicurezza interna, ignorando le richieste di chiarimento del Garante che da due anni attendeva di chiudere un’istruttoria sul tema. La società che forniva il sistema sin dal 2017 era la leccese Parsec 3.26 S.r.l.

Il quadro che emergerebbe non è quello di un’amministrazione che sbaglia per inesperienza tecnologica. È quello di un’amministrazione che sa quello che fa e preferisce farlo senza che altri lo sappiano.

4. La questione sindacale

E c’è una dimensione di questo problema che viene quasi sempre trascurata nel dibattito pubblico: l’impatto sui lavoratori delle Forze di polizia.

I sistemi AI non vengono usati solo contro i cittadini. Vengono usati anche per organizzare, controllare e valutare il lavoro degli operatori di polizia. Algoritmi che suggeriscono dove pattugliare, sistemi che analizzano le immagini delle telecamere di sorveglianza, strumenti che elaborano dati su comportamenti e movimenti – tutto questo ridisegna le condizioni di lavoro di decine di migliaia di persone senza che queste persone abbiano avuto voce in capitolo.

La normativa vigente – la Legge 132/2025, ma anche lo Statuto dei lavoratori e la disciplina sulla protezione dei dati – prevede obblighi di trasparenza e coinvolgimento anche nei confronti dei lavoratori quando si introducono sistemi automatizzati che incidono sulle loro prestazioni e sul loro controllo. Nel pubblico impiego, questi obblighi si declinano attraverso l’informazione e il confronto con le organizzazioni sindacali rappresentative.

Ad oggi, a nostra conoscenza, nessun sistema AI adottato dal Viminale è stato oggetto di informativa sindacale preventiva. Nessuno ha chiesto alle organizzazioni dei lavoratori di polizia un parere sui criteri algoritmici che orientano le decisioni operative. Nessuno ha verificato con i rappresentanti dei lavoratori se questi strumenti producono effetti discriminatori o carichi di lavoro non equamente distribuiti.

Questo non è solo un problema di relazioni sindacali. È un problema di sicurezza sul lavoro. Un operatore che lavora con un sistema la cui logica non comprende, di cui non conosce i limiti, e che non può contestare, è un operatore esposto a rischi – di errore operativo, di responsabilità personale, di pressione psicologica. La supervisione umana che la legge impone non è un orpello burocratico: è la condizione affinché il lavoro resti umano e controllabile.

5. La deriva predittiva

C’è un ultimo elemento che merita attenzione. Il Ministero dell’Interno ha finanziato con 24,5 milioni di euro, nel 2024, il potenziamento dei sistemi di videosorveglianza di 336 Comuni. Una misura che in sé non è problematica: la videosorveglianza reattiva – quella che registra e conserva immagini da consultare dopo un evento – è uno strumento legittimo di sicurezza pubblica.

Il problema emerge quando questa infrastruttura viene integrata con sistemi AI di analisi predittiva: telecamere che non si limitano a registrare ma interpretano, classificano, segnalano comportamenti considerati anomali prima che si verifichi qualsiasi reato. Il confine tra sicurezza pubblica e controllo di massa diventa in questo caso molto sottile – e la giurisprudenza, anche nazionale, ha già segnalato che una videosorveglianza che smette di essere reattiva e diventa predittiva sposta pericolosamente il baricentro verso forme di controllo biopolitico degli spazi pubblici.

L’interconnessione in corso tra le telecamere comunali e le sale operative di Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza – progetto su cui il Viminale ha accelerato – rende ancora più urgente questo tema. Non perché la collaborazione tra forze di polizia sia sbagliata: è il contrario. Ma perché un’infrastruttura integrata richiede una governance integrata, trasparente, e con adeguati presidi democratici.

6. Cosa serve

La questione AI al Viminale non può essere ridotta a un tema tecnico o a un dossier per specialisti. È una questione di diritti – dei cittadini e dei lavoratori – e di democrazia nell’esercizio della funzione pubblica.

Ecco perche su questo terreno serve rispettare i seguenti paletti.

Trasparenza piena sui contratti AI stipulati dal Ministero dell’Interno: identificazione dei fornitori, importi, durata, finalità e standard tecnici richiesti. Questi atti devono essere accessibili nella sezione Amministrazione Trasparente.

Rispetto dell’AI Act e della Legge 132/2025: i sistemi di riconoscimento facciale e di analisi predittiva classificati ad alto rischio devono essere sottoposti alle procedure di conformità previste dalla normativa europea prima di qualsiasi utilizzo operativo.

Coinvolgimento preventivo delle organizzazioni sindacali ogni volta che vengono introdotti sistemi automatizzati che modificano le condizioni di lavoro, i criteri di valutazione o le procedure operative del personale delle Forze di polizia.

Formazione specifica per gli operatori che utilizzano questi sistemi: devono conoscere i limiti degli strumenti che usano, le procedure per contestarne i risultati, e i riferimenti normativi a tutela della loro responsabilità professionale.

Un’audizione parlamentare specifica sull’uso dei sistemi AI nelle Forze di polizia: con la presenza delle organizzazioni sindacali, del Garante della privacy, di AgID e ACN. Non per bloccare l’innovazione, ma per governarla.

L’intelligenza artificiale nella sicurezza pubblica non è una minaccia per definizione. Può essere uno strumento utile se usato con criteri chiari, supervisione umana reale e garanzie verificabili. Quello che non è accettabile è che un ministero dello Stato scelga un metodo di gestione di tecnologie che incidono profondamente sui diritti fondamentali non chiaro – e che lo faccia anche nei confronti dei propri lavoratori.

Da parte sindacale servono consapevolezza e competenza su questi temi cruciali. Il deficit è particolarmente evidente nei sindacati di polizia, il cui ruolo resta spesso opaco e, in più di un caso, difficilmente distinguibile da quello della controparte istituzionale. Accade così che organizzazioni nate per tutelare i lavoratori in divisa finiscano per riprodurre le logiche dell’amministrazione, adottandone il linguaggio, condividendone le priorità, tacendo dove invece sarebbe necessario alzare la voce.

Il risultato è una rappresentanza debole nei contenuti e autoreferenziale nelle forme, che occupa spazio senza esercitare reale pressione. Cambiare questa tendenza richiede prima di tutto una scelta di campo chiara: stare dalla parte dei lavoratori significa conoscere i loro diritti, i rischi che corrono, le condizioni in cui operano – e saperli difendere con strumenti adeguati, non con la gestione del consenso.

Fonti

IrpiMedia / StraLi – inchiesta sull’uso del riconoscimento facciale (SARI, CRAIM) e i rifiuti FOIA del Viminale (2024)

Legge 23 settembre 2025, n. 132 – Disposizioni in materia di intelligenza artificiale

Regolamento UE 2024/1689 (AI Act) – in vigore dal 12 luglio 2024, piena applicabilità sistemi alto rischio dal 2 agosto 2026

D.Lgs. 36/2023 – Codice dei contratti pubblici, art. 30 sull’uso di sistemi automatizzati

Decreto MIT 9 settembre 2025 – Protocollo d’intesa con Segretariato Generale Giustizia Amministrativa e ITACA per AI negli appalti

Decreto Ministero dell’Interno 12 novembre 2025 – Graduatoria videosorveglianza comunale (24,5 milioni / 336 Comuni)

Nota congiunta Viminale-Ministero dello Sport 27 gennaio 2026 – Riconoscimento facciale negli stadi / Euro 2032

AgID – Linee Guida per l’adozione dell’AI nella PA, Determinazione n. 17/2025

Altalex, maggio 2026 – Videosorveglianza urbana integrata: interconnessione sale operative

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