Torino vista panoramica

SicurezzaSociale

Educazione

Governance di comunità

La chiusura di Rai Scuola e il costo educativo di una scelta annunciata in silenzio

Nicola Rossiello e Guido Tallone

Dal 1° ottobre Rai Scuola non ci sarà più. Il canale chiuderà a fine settembre e le sue frequenze passeranno a “Italiana”, un canale dedicato al racconto dell’identità italiana sui territori. L’annuncio è arrivato a fine luglio, con un comunicato stampa, nel momento dell’anno in cui l’attenzione pubblica è più bassa.

Come realtà che si occupa di educazione e di sicurezza, riteniamo doveroso segnalare che qui non si tratta di una questione di palinsesto.

Rai Scuola è stato per oltre venticinque anni uno strumento di servizio pubblico educativo. Ha portato didattica, divulgazione scientifica, storia e formazione dentro le case, raggiungendo anche chi non ha connessione stabile, chi non usa piattaforme digitali, chi vive in territori dove l’offerta culturale è scarsa o assente. Durante la pandemia è stato un supporto concreto alla didattica a distanza, insieme al Ministero dell’Istruzione. Non era un canale di nicchia per addetti ai lavori. Era un presidio.

I dati sulle competenze di base nel nostro Paese non consentono ottimismo. La comprensione del testo, le competenze scientifiche e matematiche, i tassi di dispersione scolastica ci collocano stabilmente sotto la media dei Paesi comparabili. In questo contesto, rimuovere uno strumento educativo gratuito e universalmente accessibile è una scelta che va motivata pubblicamente, non comunicata.

Ma il punto cruciale riguarda il metodo. Le decisioni che modificano la funzione educativa del servizio pubblico dovrebbero essere oggetto di discussione parlamentare e di confronto con il mondo della scuola, delle università, del terzo settore. Non di un comunicato di fine luglio. La trasparenza non è un adempimento formale, è la condizione perché una scelta possa essere valutata, discussa ed eventualmente corretta.

Sul merito, resta una domanda aperta. Un canale dedicato alla valorizzazione dei territori può avere una sua funzione, e non siamo qui a negarlo. Ma perché costruirlo sottraendo spazio all’offerta educativa, invece di affiancarlo ad essa? Il servizio pubblico dovrebbe sommare, non sostituire.

Mancano cinque settimane. C’è il tempo perché il Parlamento, la Commissione di Vigilanza Rai e il mondo della scuola chiedano conto di questa decisione e valutino soluzioni alternative, a partire dal mantenimento di una programmazione educativa lineare accessibile a tutti.

2 risposte a “La chiusura di Rai Scuola e il costo educativo di una scelta annunciata in silenzio”

  1. Rai Scuola aveva una funzione precisa: offrire gratuitamente conoscenza, strumenti didattici, divulgazione scientifica e formazione, soprattutto a chi non dispone di altre risorse. Sostituirlo con un canale dedicato all’“identità italiana” significa spostare il baricentro dall’educazione alla rappresentazione dell’identità nazionale. La cultura non dovrebbe essere considerata un lusso né l’educazione un contenuto sacrificabile. In un Paese che ha bisogno di più conoscenza, più formazione e più strumenti per comprendere il mondo, chiudere un canale educativo dovrebbe almeno suscitare una discussione nazionale.

    Piace a 1 persona

  2. Avatar Francesco Faccilongo
    Francesco Faccilongo

    Scelta becera perché manifesta un’idea, visione e considerazione degli individui storicamente superata (nonostante le deliranti derive dell’odierna politica neoconservatrice). La destra italiana, e non solo, cerca rozzamente di riportare le società indietro nel tempo. A quando un sussulto del campo progressista per contrastare seriamente sul piano sociale, prima ancora che politico, questa deriva?

    Piace a 1 persona

Lascia un commento