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La bontà nell’epoca del terrore

Dalla cronaca di Vasilij Grossman alla nostra terza guerra globale: la sfida di restare umani e riconoscere i granelli di bene nell’oscurità del presente.

Guido Tallone

“In quest’epoca tremenda, un’epoca di follie commesse nel nome della gloria di Stati e nazioni o del bene universale, e in cui gli uomini non sembrano più uomini ma fremono come rami d’albero e sono come la pietra che frana e trascina con sé le altre pietre riempiendo fosse e burroni, in quest’epoca di terrore e di follia insensata, la bontà spicciola, granello radioattivo sbriciolato nella vita, non è scomparsa”.

Eravamo nei primi decenni del 1990, quando Vasilij Grossman ha redatto questa pagina (in Vita e destino). La prima guerra mondiale era finita da pochi anni. Stava iniziando la seconda guerra “globale” e lui acuto osservatore della storia che scorre – riesce a cogliere, nel mondo che lo circonda, frammenti di “bontà spicciola” anche se questa è “sbriciolata nella vita”.

Oggi siamo immersi nella “terza guerra globale a pezzi”. Stiamo vivendo la pagina più buia degli ultimi 80 anni. Il diritto internazionale è stato smantellato; la forza della legge ha ceduto il posto alla legge della forza; pochi tiranni avviano guerre con la certezza di restare impuniti e segmenti consistenti di umanità pagano prezzi altissimi a questi assurdi e atroci conflitti. Le parole stanno perdendo il loro più originale significato.

“Sicurezza” è diventata la parola d’ordine per liberare un razzismo mai del tutto estirpato dal nostro occidente e per rendere lecite e legali operazioni che negano i principali diritti delle persone e la loro stessa dignità.

“Prevenzione” è oramai termine utilizzato per giustificare guerre (illegali ingiustificabili e inaccettabili) che devono essere “preventive” per liberare il mondo da tiranni spietati che… guidano Paesi ricchi di petrolio e di materie rare”.

“Democrazia” é concetto e categoria che sempre più deve adeguarsi alle logiche dell’imprenditore plurimiliardario che accetta le critiche dei suoi sottoposti, ma a patto che se ne vadano, che non si facciano mai più vedere e che non si illudano di possedere il diritto alla critica dell’uomo solo la comando.

“Diritti” stanno diventando favori, concessioni o privilegi di pochi e le persone devono se proprio sono nel bisogno di cure, di scuole, di prestazioni sociali e di aiuti acquistare ciò che non può essere dato loro senza specifico corrispettivo in denaro. In pratica anche i diritti sono diventati merce da acquistare che chi ha il potere vende e chi è senza denaro non può acquistare.

L’elenco potrebbe continuare: giustizia, uguaglianza, laicità, economia, pace, bene comune, solidarietà o pluralismo, per fare solo qualche esempio, sono “parole” sempre più snaturate e tradite nei loro più profondi significati. Non sono solo usate in modo proprio e improprio, ma sono anche abusate e spesso stravolte per consolidare il potere di pochi e la sudditanza di molti.

Cercare granelli di bontà spicciola in questo mondo è il senso di questa proposta.

Vogliamo non perdere speranza e non rinunciare a fare la nostra parte. Che per quanto piccola apparentemente inutile è indispensabile per ricordare a noi e a chi cammina con noi che non possiamo rassegnarci all’indifferenza o piegarci “al disperato “tanto non serve a niente”.

Vogliamo provare a capire di più e meglio il mondo che ci circonda, vogliamo uscire dalla superficie delle notizie che ci vengono date e tentare di andare in profondità, oltre gli stereotipi e la manipolazione ideologica della verità. Vogliamo ascoltare chi è “maestro” è, proprio per questo, può aiutarci a dipanare matasse complesse che quasi sempre ci vengono presentate in modo complicato per invitarci a non disturbare chi guida il convoglio sul quale siamo trasportati come passeggeri senza diritti e soprattutto senza conoscere la mèta del viaggio.

Siamo convinti che i granelli di bontà sbriciolati nella vita si possano riconoscere e sollevare dalla terra solo se si cammina insieme, se si ha il coraggio di fissare il cielo senza però mai perdere di vista la terra su cui poggiano i nostri piedi.

Per questo abbiamo deciso di chiamarci “Orsa Minore”: perché è costellazione celeste che ci invita a guardare in alto, ma che è descritta con categorie di terra – Piccolo Carro dalla quale non possiamo e non dobbiamo allontanarci.

“Nell’epoca cruda e terribile nella quale la nostra generazione è stata condannata a vivere su questa Terra, non dobbiamo mai accettare di venire a patti con il male. Non dobbiamo mai diventare indifferenti nei confronti degli altri e indulgenti nei confronti di noi stessi.” Vasilij Grossman

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